sabato 22 dicembre 2007

Conoscenza

« Non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza. »
(Divina commedia, Inferno XXVI, 116-120)

Questa è una delle mie frasi preferite, è la frase che mi guida nella mia ricerca costante della conoscenza, e proprio per questo sono totalmente contrario alla visione dantesca, visione nella quale Ulisse sia un peccatore perché ha voluto infrangere i limiti dell'uomo.
Ma non è forse nella natura dell'uomo quella di avvicinarsi a Dio? Non è forse nella natura dell'uomo quella di scoprire la meraviglia del creato?
Io mi rifiuto da fervido credente, di pensare che un Dio che ci ha creato grazie all'amore ci voglia negare la possibilità di conoscere le meraviglie del creato, mi rifiuto di pensare che l'uomo abbia dei limiti, e che questo sia relegato in determinati campi a vivere nell'ignoranza, obbligandosi a vivere di dogmi.
La grandezza della Scienza, non è quella di contrapporsi a Dio, ma quella di avvicinarsi a Dio, quella di capire come tutto funziona, quella di capire la lingua nella quale Dio parla, e ci parla.
Alcuni pensano che c'è un limite oltre quale la scienza non può andare, perché non è in grado di spiegare determinate cose, io non la penso così, se la scienza non è in grado di capire qualcosa, vuol dire che è proprio su quella cosa che deve con più forza insistere, perché tutto è spiegabile e tutto è interpretabile.
Penso che Dio non ci ha creato per vivere nell'ignoranza, l'importante è capire che tutto ciò che esiste, le immense conoscenze del creato, vanno usate in maniera critica e per fare solo del bene, la grande sfida della scienza, è evitare che queste conoscenze finiscano per essere usate in maniera sbagliata.

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